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DRAFT: PERFORMING VIDEOART AND MUSIC

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Musica e arte, un connubio complesso e un discorso che parte da lontano. Indagarne le possibili implicazioni con la cultura contemporanea è l’obiettivo del progetto Draft, che il 28 gennaio 2009 porterà in scena, nella suggestiva cornice cinquecentesca del Salone del Podestà, presso Palazzo Re Enzo di Bologna, un evento di sonorizzazione-improvvisazione musicale dal vivo di video d’ arte.
Il progetto vanta partner importanti come l’Università degli Studi e l’Accademia di Belle Arti di Bologna, Unibocultura, al-kemi lab, MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna e Artefiera.

Ma come nasce Draft? Se n’è parlato lo scorso 17 dicembre presso la sala conferenze del MAMbo durante un incontro che ha visto riuniti importanti nomi del panorama accademico, è il caso di Silvia Grandi, curatrice dell’evento e docente di Fenomenologia dell’arte contemporanea presso l’Università di Bologna, Alessandra Borgogelli, storica dell’arte e docente di Avanguardie storiche e Neoavanguardie presso lo stesso Ateneo, e Fabiola Naldi, curatrice dell’Area Video del MAMbo, titolare del corso “Problemi espressivi del contemporaneo”presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Accanto a loro rappresentanti del mondo della musica come Howie B, musicista e produttore, Cristiano Godano, musicista, scrittore e cantante dei Marlene Kuntz, affiancati da Andrea Martignoni, sound designer, e dal giornalista Pierfrancesco Pacoda.

Un’esperienza multidimensionale. È forse questa l’espressione più adatta a definire un evento come Draft, che coniuga performance live, opere d’arte ed esperienza fruitiva in una vera e propria opera aperta. In quest’ottica lo spazio fisico può essere stimolato in tutti in modi possibili. Oltre il suono, oltre l’immagine, dunque, Draft approda a una dimensione assolutamente totalizzante, dove il “testo artistico” diventa sincretico e suggerisce una fruizione di tipo sinestetico.
Su questo, in particolare, l’apparato teorico alla base del progetto offre una interessante lettura dell’approccio avanguardista al rapporto tra musica e immagini, interrogandosi sulla natura della sonorità, che i Futuristi ritenevano essere strettamente legata alla tecnologia contemporanea. In questo senso la piena coscienza della nuova dimensione aveva permesso loro di cogliere un mutamento di sensibilità insito nell’esperienza fruitiva, sempre più influenzata da un processo di smaterializzazione dell’arte. Lo stesso Marinetti auspicava per il Soggetto contemporaneo una nuova apertura rispetto alla microemotività, oltre a teorizzare l’esigenza, per l’individuo, di una personalità multipla, perfettamente in linea, dunque, con l’idea di coniugare musica, immagine e video. La sonorità diventa, così, fattore unificante collettivo, in grado di far “tintinnare” l’Io contemporaneo.
Suono e immagine, da sempre un binomio consolidato, dunque. A connotarlo è un tipo di “sentire” collettivo, una sorta di esperienza comunitaria, e lo si comprende anche alla luce di altre importanti pagine di arte contemporanea, dalla Factory di Andy Warhol, al disco-manifesto del Free Jazz di Ornette Coleman (che reca in copertina un’action painting di Jackson Pollock), per giungere all’esperienza bolognese che, nel 1977, ha suggellato la collaborazione tra gli Skiantos, Andrea Pazienza e Renato De Maria.

Il progetto Draft porta in Italia una pratica già consolidata negli Stati Uniti, a Berlino e a Londra, e che fa capo a un tipo di performance live giocata sul sincretismo tra video e traccia sonora. Ne è un esempio il lavoro sinergico di Howie B e Miltos Manetas. Nel corso di una collaborazione di tre anni i due artisti hanno portato avanti un progetto volto a fondere nella stessa performance la creazione di una pagina web e il missaggio di musica dal vivo.
Sulla scia di questa forma di ricerca estetica la video arte di Masbedo, Bianco Valente, Diego Zuelli, Saul Saguatti, Marco Morandi e Giovanna Ricotta incontrerà il sound di Howie B, dei Marlene Kuntz e di Gianni Maroccolo in una performance live unica, irripetibile e in grado di innescare un processo di significazione potenzialmente infinito.

CERCAVAMO IL SILENZIO…

Affondo le mani in un chiarore ossessivo da mattino appena nato, lo sguardo perso tra l’arancio e il blu che piano diventano rosa e aria, rosa pallido che nuota nell’aria freschissima, rosa accecante che si posa tra nuvole gentili. Ed eccolo, “magnifico e lucente, il sole”. Sto ascoltando “Here comes the sun” nella morbida versione dei Marlene Kuntz, e penso: siamo cresciuti, tutti. E la crescita è, spesso, cambiamento. Cambiamento al margine o sottile distorsione, oppure un taglio netto, un fulmine nervoso o ancora il lento scorrere degli anni che ci accarezza coi suoi ritocchi impercettibili creando nuove forme dentro e fuori. Siamo cresciuti tutti, raccogliendo con cura ricordi e fotogrammi, anche dei Marlene. Inutile soffermarsi sull’esplosione noise di “Catartica” o la brama violenta de “Il vile”, sono nel panorama, ben visibili e incastonati in quegli anni novanta di fermento musicale non indifferente. Almeno, non per me.

Inutile sottolineare poi l’evoluzione intimista, l’avvicinarsi sempre più alle sonorità dei C.S.I., che subito li amarono rubando “Lieve”, la collaborazione intensa con Gianni Maroccolo (presente anche in questo nuovo lavoro come produttore artistico), l’intelletto e la letteratura senza grossi rumori di fondo, la consapevolezza di sé e la profondità mai sondata dell’animo umano che si abbracciano a occhi chiusi, in una continua riflessione, in una ricerca inesauribile di spessore e succo, del nocciolo, della particella più piccola di cui tutto si compone. Conta piuttosto chiedersi quale sarà il prossimo passo, quali sfumature avrà la loro strada oggi, e oggi, ora, a vent’anni dall’esordio sulle scene, nasce “Cercavamo il silenzio…”, un regalo, una promessa, un sottofondo di sensazioni nuove, un cd dal vivo (ma ancora di più un dvd) che offre spunti leggeri di amore e di luce, luci blu e rosse e bianche che incorniciano musicisti valenti, comunicatori attenti, artisti.

Godano spiega così la scelta di suonare in teatro: “Tanto è lecita la distrazione secondo il rituale rock quanto è lecito il desiderio di suonare in un luogo che ne sia privo”, cercare il silenzio per riempirlo di materia, per dargli peso e renderlo inebriante e sostenuto, per immergersi in un ambiente che dal buio produce caleidoscopi da brivido. L’interpretazione di ogni brano è canto, recita, introspezione e intersezione, lo splendore delle parole risuona intenso, sopra un tappeto di orchestra soffiata nel vetro, in un crescendo corale tra il sussurro spezzato di “Danza” e la gioiosa vita in blu di “Canzone sensuale”, fino al boato esistenziale di “Sonica”, il pugno, la scossa, la commozione che si sciolgono in quindici minuti di parata psichedelica che conduce a “Il vortice”, dove l’intensità consuma, e l’intenzione attraversa il mezzo.

Registrato al Teatro Sannazzaro di Napoli il 3 febbraio 2009 durante il tour “Uno: live in love”, “Cercavamo il silenzio…” è un gioiello, una prova, riuscitissima, di confrontarsi col silenzio per colorare l’assenza e appropriarsi completamente di uno spazio, e in quello spazio, del tempo. I Marlene Kuntz sono, oggi più che mai, vivi.

fonte: rockit

Reunion Litfiba?

Proposta Marok per festeggiare il trentennale della band: portare in scena “17Re”, con un super gruppo ad hoc

“Ho un’ idea malsana che mi picchia in testa da tempo”. Inizia così il post che Gianni Maroccolo ha inserito sul proprio account Facebook, durante una delle sue lunghe notti insonni (è noto che l’ex bassista Litfiba predilige scrivere, comporre e registrare dopo il calar del sole).
“In pochi possono immaginare quante decine di migliaia di lettere/mail riceva sui Litfiba 80/90 –spiega Marok – una valanga di commenti, di complimenti, da far venire davvero la pelle d’oca. Spesso mi chiedono di reunion impossibili, di tornare tutti insieme, ma questo, ormai è appurato, non accadrà. Per me il disco più bello dei Litfiba anni 80 rimane 17RE. Un album che sento particolarmente, che ho fortemente voluto, a cui sono affezionatissimo. Negli anni passati ho provato un paio di volte a proporre ai miei ex compagni di viaggio di ritrovarci e di risuonare quel disco dal vivo ancora una volta. Di dedicarlo a noi, a tutti coloro che hanno amato quei Litfiba, alla memoria di Ringo. Purtroppo non siamo mai riusciti a metterci d’accordo anzi, a dire il vero, spesso ogni tentativo moriva sul nascere. E’ la vita … Lo so bene… ognuno ormai ha la sua, ognuno ha fatto scelte diverse, ognuno di noi è cambiato, è altrove. Però, a breve sono 30 anni… e non serve attendere oltre nella speranza che qualcosa possa cambiare. So bene che non sarà la stessa cosa… Ma ho un’idea malsana che mi picchia … E’ lì… Un pò come Carlo il Tarlo… Va e viene… Portare comunque in scena 17RE !!!! Festeggiare come posso e con chi lo vorrà, 30 anni di una bellissima storia, e di un disco (per me) meraviglioso! Penso a qualcosa di simile ad Acau … Ad una band ad hoc (magari con Aiazzi se lo vorrà) e vari musicisti/cantanti/amici/che a suonare, cantare e re-interpretare quelle canzoni. Nessuno scopo mercantile, nessun tentativo di reunion. Solo quel che c’è !!! Che forse basta e avanza, perchè, come cantava Lindo: chi c’è c’è e chi non c’è non c’è ! chi è stato è stato e chi è stato non è ! Insomma penso ad una festa ! Un concerto o due … Immagino un’ installazione video che parlasse della nostra/vostra storia attraverso la proiezione di foto, filmati, locandine, manifesti, memorabilie … e poi, MUSICA! Insomma, per una o due sere ritrovarci tra padri figli nipoti amanti di quel disco e di quel periodo per rivivere serenamente il sogno di allora. Niente di più. Niente di meno. Ma sono pieno di dubbi, di perplessità … Sinceramente, cosa ne pensate?”

Gianni, facci sognare!!!

fonte: intoscana.it

Livorno capitale della cultura rock

Concerti, incontri, fumetti e teatro per celebrare quarant’anni di Woodstock

LIVORNO. Sapore di sale, di mare e di rock. Ma anche di libri, fumetti, nostalgia e sport. Torna Italia Wave Love Festival.

Per il secondo anno consecutivo infatti la kermesse del patron Mauro Valenti riapproda a Livorno, dopo la lunga storia aretina e la tempestosa avventura fiorentina durata soltanto un’edizione. Torna Italia Wave e occupa con i suoi eventi tutta la città, da nord a sud, con appuntamenti dalla mattina alla sera e un campeggio organizzato dall’Arci che a un ?prezzo politico? (sei euro al giorno e la possibilità di un pacchetto) accoglierà il pubblico in cerca di un posto dove piantare le tende. Un pubblico che si annuncia numeroso, visti i nomi e gli eventi che il festival di Valenti ha messo in campo. Per esempio Kraftwerk e Aphex Twin in esclusiva per Italia Wave, Placebo in data unica per il centro sud, 2 Many Djs, Ellen Allien, Ska-p, Tonino Carotone, un esclusivo tributo a Woodstock con il pioneristico organizzatore e fondatore del raduno americano del 1969 Michael Lang. E ancora musicisti italiani che reinterpretano brani di Woodstock Festival come Afterhours, Caparezza, Giuliano Palma, Bugo, il progetto Beautiful di Howie B e Luca Bergia, Cristiano Godano, Riccardo Tesio, Gianni Maroccolo in anteprima internazionale. Il meglio della musica italiana sarà in vetrina con Bandabardò, Marta sui Tubi, Beatrice Antolini, Luci della Centrale Elettrica. Per gli appassionati di happenig culturali c’è Walter Veltroni intervistato da Enrico Mentana. Ma ci sono anche l’atleta da record Pietro Mennea, il disegnatore Gilbert Shelton e i suoi ?Freak Brothers?, teatro e danza con Kinkaleri e Giorgio Rossi, le presentazioni editoriali dei giornalisti Gino Castaldo e la storia del rock di Riccardo Bertoncelli.

Insomma una quattro giorni di fuochi d’artificio che illuminerà lo stadio Armando Picchi dove si trova il main stage, la Rotonda d’Ardenza riservata agli emergenti ma anche allo sport e alla vita da spiaggia, la Fortezza Vecchia dove si terranno gli incontri e gli happening teatrali e ancora il PalaLIvorno per la sezione più estrema, quella di Elettrowave. Il sipario si alza la mattina di giovedì e già questa prima giornata fa scintille. La sera, allo Stadio, sarà la sera del Main Stage WoodstockWave, inedito spettacolo organizzato in collaborazione con la Ong Action Aid in cui Afterhours, Caparezza, Giuliano Palma, Bugo, Marina Rei con Paolo Benvegnù e The Niro nel loro concerto reinterpretano almeno un brano che fu suonato in quello che è considerato il padre di tutti i festival. Per l’occasione l’entrata al Main Stage di Italia Wave giovedì sarà completamente gratuita.

Venerdì 17 luglio sarà invece la giornata di Elettrowave: il progetto di culture digitali iniziato nel 1999 dalla Fondazione Arezzo Wave festeggia il primo decennale e celebra in tutte le sue possibili forme il ?mito? della musica elettronica divenuto linguaggio universale e popolare con ospiti come i 2Many Dj’s, Ellen Allien e Shinedoe, Jon Hopkins, il trio francese dOP. Omaggio del festival alle culture digitali il giorno successivo 18 luglio sul Main Stage le performance in esclusiva di Kraftwerk e Aphex Twin. Chiudono idealmente e materialmente il decennale sul Main stage di Italia Wave il ?padrino? di Elettrowave Ralf, che in 10 anni ha accompagnato il festival e Marco Passarani, che dieci anni fa fu il primo vincitore del concorso per dj.

INFO. Biglietti e programma completo su www.italiawave.com

fonte: repubblica.it

La Biennale di Venezia: l’arte contemporanea in mostra

Glenda Cinquegrana, art consultant, racconta il viaggio di ThinkLUX tra le opere d’arte contemporanea più importanti al mondo, tra nuovi talenti e riconferme.

I will not make anymore boring art. John Baldessari. Questa frase troneggia sul Canal Grande all’altezza di Punta della Dogana, salutando i visitatori dell’ultima Biennale Veneziana. La Biennale di Venezia quest’anno non annoia, ma a tratti sorprende.

Cominciamo il nostro tour della Biennale Venezia dalla visita all’ex storico Padiglione Italia collocato all’interno dei Giardini della Biennale, sede del nucleo centrale della mostra Fare Mondi, curata da Daniel Birnbaum. L’ingresso, segnato dalle Instruction Pieces di Yoko Ono, fornisce la chiave di lettura di tutta la mostra: il titolo Fare Mondi, vuole essere un tentativo d’indagine delle potenzialità dell’arte come medium creativo nel Terzo Millennio, alla luce della crisi del concetto di post-moderno e, secondo le parole del curatore, nella ricerca di possibili nuovi inizi.

Forse i nuovi inizi mancano, ma gli spunti che l’esposizione fornisce sono diversi. La mostra contenuta nell’ex Padiglione Italia trova diversi nuclei interessanti in una pittura, declinata nelle dimensioni di appunto di lavoro (Gordon Matta-Clark), dell’illustrazione (Öyvind Fahlström), del disegno di matrice iconico-ironica (Pavel Pepperstein). L’attenzione per questo medium si colloca accanto a cenni della storica performance art (da Gilbert and George a John Baldessari), e a alcune installazioni di grande potenza espressiva.

In questa ultima serie rientrano il lavoro di Hans–Peter Feldmann e Nathalie Djurberg. Del primo, la mostra presenta l’opera già esposta a Basilea alla sezione Art Unlimited, dal titolo Schattenspiel, Shadow Play. Si tratta di un grandioso diorama, realizzato su una sorta di immaginifico inventario di oggetti da mercatino delle pulci, fra soprammobili di gusto kitsch souvernis, figurine di latta, e suppellettili. L’effetto, nell’assurda futilità degli oggetti, è poetico ed assieme ironico. Della Djurberg la mostra offre il lavoro Esperimente (2009), in cui i video incentrati sulla tematica dei rapporti di forza e di potere fra sessi, sono presentati in una composita installazione di fiori e piante carnivore, che incarnano una complessa visione dell’universo femminile, vittima e carnefice della storia.

La visita della mostra principale può dirsi conclusa felicemente nel bookshop, ridisegnato da Rirkrit Tiravanija, a cavallo fra arte, architettura e design, e la caffetteria, opera di Tobias Rehberger, che spiazza per il gioco di visioni provocate dagli specchi e i grafismi delle pitture nere.

Per quanto riguarda le partecipazioni nazionali collocate nella cornice nei Giardini, l’omaggio a Bruce Nauman nel Padiglione statunitense è un passaggio obbligato della mostra. Le pareti esterne del Padiglione sono ricoperte dei neon dell’artista, fra cui il celebre The real artists helps the world by revealing the mystic truths, opera del 1967, in collezione al Philadelphia Museum of Art. Negli altri padiglioni nazionali poche sorprese ma presenze eccellenti: l’Azionismo Viennese di Elke Krystufek al padiglione Austriaco, Miguel Barcelò nel Padiglione Spagnolo la cui pittura, svuotata del contenuto post-moderno, nei lavori recenti diventa arte di maniera, ma colpisce ancora per la qualità. Se un po’ noioso è il lavoro di Fiona Tan nella versione monumentale del padiglione Olandese, icastico e spiazzante è il progetto curatoriale di Elmgreen e Dragset per quello Danese.

Una segnalazione, rispetto ad altre presenze più blasonate, merita il Padiglione delle isole Comore, in cui si trova il lavoro di un artista italiano di origini americane Paolo W. Tamburella, visto due anni fa alla Fondazione Sandretto Rebaudengo. L’artista, da sempre interessato al tema della globalizzazione imperfetta, indaga sulla sparizione delle barche tradizionali comoriane per il trasporto delle merci, ossia le djahazi, a seguito di una legge che ne ha proibito l’uso. Per la Biennale Veneziana Tamburella è stato capace di un’operazione strabiliante: portare nella laguna una djahazi, e collocarla in acqua davanti al Padiglione dei Giardini, carica di un enorme container. L’azione politico-artistica in senso beuysiano, e l’evidenza stessa dell’oggetto nelle acque della laguna hanno un effetto deflagrante.

Nell’Arsenale la mostra prosegue dando corpo a installazioni spettacolari che si confanno agli spazi delle Corderie, non tutte efficacissime. Dopo emozioni di gusto un po’ barocco (Michelangelo Pistoletto), e i pezzi non del tutto nuovi (Carstern Holler) e qualche presenza inedita (l’architetto Yona Friedman), i lavori più interessanti si trovano, a mio avviso, in alcune opere video. Dopo la stanza dedicata a Joan Jonas (con il bel Reading Dante IV), segue il lavoro di Keren Cytter, Untitled (2009), un’opera video di nove minuti, collocata su tribuna che rimanda all’inedita dimensione teatrale del lavoro. Gli attori del video interpretano un discorso frammentato, a tratti surreale e a tratti ironico, come sempre nei lavori della Cytter, che in questo caso analizza la complessa dimensione dei rapporti familiari, in un groviglio di tensioni e sentimenti contrapposti, fra amore e odio. Il lavoro vede un ridimensionamento dell’attenzione concettuale per le potenzialità linguistiche del mezzo e laddove sfrutta le capacità espressive degli attori, è di notevole intensità.

La visita dell’Arsenale implica il passaggio obbligato al Padiglione Italia, dove si trova la mostra intitolata Collaudi, in omaggio a Marinetti. Il rimando al Futurismo non è tangibile – se non alla luce di una superficiale considerazione della molteplicità dei medium scelti dagli artisti rappresentati – e forse in un certo peccato di retorica marinettiana che si trova nelle opere di alcuni. La coppia Luca Beatrice Beatrice Buscaroli, a parte Sandro Chia, fa del Padiglione Italia la sede privilegiata della pittura italiana della generazione di mezzo, in cui si distingue il lavoro di Luca Pignatelli, materico sino a sembrare post-poverista. I migliori episodi della mostra sono nella fotografia e nel video, dove si fa notare il lavoro dei Masbedo, dal titolo Schegge di incanto in Fondo al Dubbio. Pur in una pulitura estetica dell’immagine che diventa estetizzante, l’opera che segna la ripresa dei classici temi houellebecquiani cari dal duo, e complici anche le musiche di Gianni Maroccolo (Marlene Kuntz) e l’ottima interpretazione di Sonia Bergamasco, è capace di convincere.

Saltando a piè pari il poco rilevante Padiglione Cinese, la visita all’Arsenale si può idealmente concludere con una passeggiata al Giardino delle Vergini, in cui, fra piante e ricordi di land-art, si trovano alcune sperimentazioni interessanti (Lara Favaretto). Una chicca di questa sezione è certamente il lavoro della francese Dominique Gonzalez–Foerster: il Senza titolo (Il giardino dei Finzi Contini) (2009) è citazione ironica della celebre partita di tennis nell’omonimo film di De Sica del 1970 giocata da Dominique Sanda ed Helmut Berger, sotto le mentite spoglie di un tappeto da giardino.

Infine la Biennale sorprende ancora per la ricchezza di mostre collaterali, diverse e di buona qualità. Nella sola sezione delle Tese della Nuovissima all’Arsenale ne segnaliamo tre, ossia il progetto curatoriale di Jota Castro dal titolo the Fear Society, un’ardita mostra dal titolo Unconditional love (fra Marina Abramovic e gruppo AES+F), e il ritorno di Jan Fabre. Su tutti infine un cenno particolare merita la proiezione, legata alla personale a lei dedicata dalla Fondazione Bevilacqua La Masa, del video Fata Morgana di Rebecca Horn. Nella splendida cornice del Teatro La Fenice, l’opera dal surreale titolo A flying stone following the mercury carpet like a cloud, è un excursus fra temi quali l’amore, la follia, la morte, brillante grazie anche all’interpretazione di bravi attori come Donald Sutherland, Geraldine Chaplin e Valentina Cortese.(Glenda Cinquegrana)

fonte: http://www.thinklux.com

al-kemi lab

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AL-Kemi lab è appena nata!

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T-Rumors, per musica e passione

Prima edizione del concorso pieno di band toscane e non, oltre cento i partecipanti. Le cinque band vincitrici in concerto l’11 giugno al parco di Villa Solaria; registreranno i pezzi con grandi artisti come Bollani, Maroccolo e Bigazzi

La passione per la musica non è una leggenda solo per le grandi metropoli. Anche tra le sale prove delle province toscane c’è tanto rock, folk, jazz, progressive e cantautorato. Se per i giovani trovare lavoro è sempre più difficile allora perché non impegnarsi nella musica? Perfetto ritratto della scena musicale toscana, T- Rumors – il concorso promosso da Regione Toscana e Toscana Musiche – dipinge un panorama attivo e interessante, pieno di nuove band emergenti e di pezzi di gruppi che hanno fatto la storia della musica in questo Paese.

IL CONCORSO – Tanto rock e buona musica. Oltre cento i partecipanti all’esordio di T-Rumors. La giuria era composta da discografici, produttori e direttori artistici dei festival toscani. Un concorso sintonizzato sul web: http://www.toscanamusiche.it. I cinque vincitori della prima edizione sono: Neglizì e Mr. Tuka, Actias Luna, Steve Sperguenzie & the Incredible Lysergic Ants, Pippo & i suoi Pinguini Polari, Praticabili. Le canzoni dei gruppi che hanno partecipato al concorso, possono essere scaricate, sul sito http://www.intoscana.it/t-rumors.

I PREMI DI T-RUMORS – Luci accese su “Rumors Night”, la prima serata in programma su un vero palco, per le cinque band vincitrici del concorso. L’appuntamento è per giovedì 11 giugno al Parco di Villa Solaria di Sesto Fiorentino. Ospiti speciali della serata Ricardo Tesi con la sua fisarmonicista insieme al progetto “Presente Remoto”. Il portale intoscana.it trasmetterà in diretta streaming il live della serata. E ancora, sempre nel mese di giugno per i vincitori del concorso inizieranno le registrazioni in studio con autorevolissimi nomi del panorama musicale, come: Riccardo Tesi, Stefano Bollani, Arlo Bigazzi, Francesco Magnelli e Gianni Maroccolo. In autunno uscirà il digipack Rumors, contenente i brani registrati in studio, il live di Villa Solaria oltre a backstage e making. Continuerà nel mese di luglio un’estate all’insegna dei live per i giovani vincitori. Concerti e apparizioni dal vivo sui palchi di Orienteoccidente, On The Road Festival, Music Pool, Siena Jazz, Vivere Jazz…

LAST BUT NOT LEAST – E’ il premio realizzato da In Toscana. Si tratta di una video-intervista di tre minuti, che andrà al gruppo più cliccato della sezione http://www.intoscana.it/t-rumors. Sarà possibile votare fino al 31 maggio la miglior cover in gara. Il portale da cinque anni raccoglie concerti, eventi, e festival della Toscana: http://www.toscanamusiche.it è tra i siti di musica più cliccati di tutto il centro Italia. Una webzine sempre in evoluzione e aggiornata sua tutti gli eventi sonori: concerti, concorsi e informazioni sulle band emergenti presenti nel territorio.


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