Archivio per luglio 2010

Giovani rocker crescono e vendono un sacco di cd

di Guido Mariani

«Non siamo un’etichetta discografica, siamo un collettivo di artisti». Alla Tempesta Records hanno le idee chiare e il loro biglietto da visita sa di scelta di campo. Il mondo delle edizioni musicali, ormai è profondamente cambiato e per stare al passo con i tempi bisogna affrontare una rivoluzione nei metodi e nei contenuti. La Tempesta nasce nel 2000 per iniziativa del gruppo musicale dei Tre Allegri Ragazzi Morti, trio rock di culto che scelse (assai prima dei rinomati Gorillaz) di presentarsi al pubblico come band-fumetto celando l’identità dei propri membri. Sotto le maschere però un nome e un volto c’è: Enrico Molteni non è solo il bassista della formazione, ma è il responsabile di un marchio che negli ultimi anni è emerso come sigillo di qualità per la musica indipendente italiana. «La Tempesta nacque per curare le nostre produzioni – spiega Molteni – fu Giorgio Canali (ex membro dei CCCP e CSI) il primo artista che chiese di produrre un disco con noi».
L’idea vincente è proprio quella del collettivo. «Non funzioniamo come un’etichetta tradizionale, major o indie che sia. Gli artisti mantengono la proprietà della loro musica, non vengono stipulati contratti, ma solo accordi verbali. Noi offriamo la promozione, il booking, l’ufficio stampa ed essendo musicisti sappiamo cosa gli artisti vogliono. La nostra struttura è leggerissima, ci serviamo di servizi esterni, creando una rete di contatti e di professionalità conformata alle esigenze e alle richieste di ogni singolo artista». Oggi la Tempesta ha compiuto dieci anni di vita ed è la casa dei nomi più interessanti della musica indie italiana: Zen Circus, Luci della Centrale Elettrica e Teatro degli Orrori. Ma, in un’epoca in cui dischi non si vendono più, che cos’è il successo musicale? «Il disco delle Luci della Centrale Elettrica ha venduto più di 10mila copie – conclude Molteni – più di quanto vendano alcune produzioni costosissime. Io penso che i nostri artisti non facciano musica leggera, ma vogliano avere un impatto sulle persone. Nella musica tu puoi vendere molto o poco, ma è l’influenza che hai su chi ti ascolta che fa la differenza. Ho l’ambizione di pensare che i nostri artisti riescano effettivamente a incidere nelle vite di chi li segue e li apprezza».
Gianni Maroccolo è una delle figure più influenti nella storia del rock italiano. Ha militato, come bassista, nei Litfiba negli anni ’80, è stato poi a fianco di Giovanni Lindo Ferretti nei CCCP, nei CSI e nei Per Grazia Ricevuta, fino a militare nei Marlene Kuntz dal 2004, band che, come produttore, aveva lanciato anni prima. Oggi è alle prese con la sua ultima sfida ed è tra i fondatori della Al-kemi. Un’altra realtà che vuole produrre musica e arte in modo innovativo. Spiega Maroccolo: «Non siamo in un periodo di crisi, siamo alla fine di un ciclo. E si sta affrontando questo periodo con troppa paura. Non si investe più sui giovani, non si fa più ricerca. Io con trent’anni di musica alle spalle come musicista ormai non ho più molto da chiedere. A questo punto potevo scegliere o di andare all’estero o di creare qualcosa di nuovo. Ho deciso di mettere a disposizione la mia esperienza, la mia credibilità, al servizio di questo progetto».

Un’associazione culturale, una «factory», un cenacolo aperto in cui artisti emergenti, non solo musicali, abbiano spazio per proporre i loro lavori. «È essenziale che ci sia talento – prosegue – ma anche affinità con gli artisti. Cerchiamo persone che abbiano intelligenza, credano in quello che fanno e abbiano anche capacità di autogestirsi. Perché l’epoca in cui l’artista scriveva una canzone e a tutto il resto pensava la casa discografica è ormai finita. Noi mettiamo a disposizione sale di registrazione, ufficio stampa, grafici, una comunità che abbiamo costruito nel corso degli anni. Ma ci deve essere un’unione di forze». Tra gli artisti che la «factory» lancerà nomi di esordienti o quasi: Denise, Diverba, Bastian Contrario. Tra i progetti anche la nascita di una televisione digitale e collaborazioni in tutti i settori artistici. Ma il lavoro più atteso (uscirà il 7 settembre) è il disco a nome Beautiful, un inedito sodalizio tra lo stesso Maroccolo, il produttore scozzese Howie B e i Marlene Kuntz. «Un album registrato come si faceva negli anni ’70, in due settimane, senza nessun fine specifico se non la voglia di sperimentare, dando solo spazio alla voglia di creare». Il disco è morto, le major sono morte, ma forse la musica non è mai stata così bene.


fonte: ilgiornale.it


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