LE PAROLE DI MAROK NEL POST-PRIMO MAGGIO

Intervista realizzata dal portale http://www.girodivite.it

Gianni tu sei uno dei padri fondatori della musica rock italiana. Vorrei avere un tuo autorevole giudizio sulla scena rock italiana attuale
La situazione è rosea nelle cartine. Io ho modo di ascoltare tanta musica indipendente che ancora non ha trovato sbocco nel mercato. Ascolto demo, cd autoprodotti, vado a vedere rassegne, festival, ed è impressionante la qualità e la creatività che c’è in giro. Non c’è, credo, da parte di chi fa musica ancora la consapevolezza che non c’è da aspettarsi niente da nessuno. Bisogna rimboccarsi le maniche altrimenti non si esce allo scoperto. Perché il mercato, sia quello tradizionale che quello indipendente, non ha mai attraversato una crisi di idee. I media tradizionali poi ci metterono la loro parte non coprendo le band emergenti e questo fa il resto. Credo che siano, poi, sempre le avanguardie che debbano farsi il mazzo per far cambiare le cose. Se aspettiamo che qualcuno lo faccia per noi, non si va da nessuna parte.

Hai calcato il palco dei Csi, dei Litfiba ed adesso sali su quello dei Marlene. Cosa riesce a trasmetterti ancora, dopo venticinque anni, il salire su un palco?
Il palco è il momento migliore della vita del musicista. Ci sono due momenti belli nella nostra concezione di artisti: l’attimo in cui nasce il pezzo nuovo e il momento in cui sali sul palco. È il resto, ciò che sta intorno la musica, che ci ammazza un po’. La mia vita musicale è stata fortunata, ho suonato con gente meravigliosa e vedo che la cosa continua

Il tuo palco più emozionante?
Il palco più emozionante… e non saprei dirti adesso… Non il primo concerto con i Litfiba, fu abbastanza consapevole, eravamo tutti ubriachi. Forse il più emozionante è stato quello, sempre con i Litfiba, fatto al Sighall a Parigi. Ci si ritrovò dopo due anni di live in Francia con un locale strapieno e con il pubblico francese che cantava le nostre canzoni in italiano. Poi sono molte le volte in cui mi sono emozionato, momenti intimi, ed ogni attimo fa una storia a sé.

Come è stato il palco con i Csi?
Il palco dei Csi è stato grandioso. È stato molto emozionante lavorare con Giovanni Lindo Ferretti, senza voler nulla togliere a chi è stato nei Csi e che adesso si ritrova nella PGR, un qualcosa che và molto al di là della sola musica. Una questione di stima incredibile nei confronti di Giovanni. L’ho conosciuto prima come autore di splendidi testi, poi come persona, siamo diventati amici, diciamo che il cuore è li e qualunque cosa io faccia adesso deriva da li. La mia famiglia è quella, e spesso ci si ritrova. Anche quando suonavo nei Lifiba spesso andavo a vedere i loro concerti, quelli dei CCCP e qualunque altro progetto di Giovanni. Non sono mai stato mai tanto affascinato dall’iconografia dei CCCP dalle loro suggestive messe in scena ma, piuttosto, da Giovanni dalla sua capacità di far riflettere le persone. Per me è un insegnamento continuo avere a che fare con Giovanni

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