Marok intervistato da KDCOBAIN.it

Mettere in piedi una nuova band è sempre una sfida. Come è cambiata la tua visione della musica negli anni?
Non è cambiata molto. Da sempre ho scelto di condividere la musica con gli altri e mi risulta davvero strano pensarmi “solo” a suonare. Ci provai con Acau ad inziare da solo ma poi si è visto alla fine com’è andata a finire.
Anche quando produco “artisti solisti” lavoro in questa direzione. Di solito metto in piedi x l’occasione una “band” ad hoc che garantisca al progetto una sua omogeneità emozionale. Pgr è caso a parte però. Sotto certi aspetti, un’azzardo dopo la chiusra dei Csi. Abbiamo provato a ripartire da zero in tutti i sensi … andare altrove artisticamente, ma forse è stato, almeno per qualcuno di noi, come violentarsi. Non a caso abbiamo perduto “pezzi importanti” in questo cammino ed è inopinabile che allo stato attuale io viva una sorta di “incompiuta” pensando a Pgr. In ogni caso D’anime e d’animali ci ha dato la conferma che forse abbiamo ancora qualcosa da dire e soprattutto, che siamo vivi.

Qual è la risposta del pubblico a questi cambiamenti di formazione?
Variegata. Eterogenea. Un pò come le persone che ci seguono. Coloro che amano questa storia umana e artistica provengono da almeno tre generazioni e quindi le reazioni sono assai diverse. Mi scrivono persone di 50 anni che mi dicono che preferiscono non venire nei concerti nei locali perchè c’è troppo casino, che preferivano il percorso intrapreso con Zazou … Ragazzi che invece alla fine dei concerti ci dicono: bentornati!
Una sorta di comunità molto frastagliata ma molto affine come “bellezza d’animo e di pensiero”. Da esserne davvero orgogliosi.
E’ ovvio che i cambi di formazione creino tristezza, timori. Che spesso alimentino voglia di “passato”, ma credo che ormai da noi tutti si aspettino un pò di tutto… Ogni tanto mi scrivono che ormai le “sigle” e le formazioni non hanno più alcun significato .. come dire … è una questione fra “persone” …
E per molti, come per me, l’importante è che si continui a fare musica …

La vostra musica non fa parte del grande circuito radio-televisivo nazionale. E’ una vostra scelta o come viene risposto a tanti artisti “non fa parte del nostro target”?
E’ sempre stata dura la convivenza fra media in genere e Csi/Pgr. Spesso siamo stati tagliati fuori a priori per “paura” o perchè visti “ideologicamente schierati” (e questo succedeva anche prima, sia chiaro). Altre volte volte invece abbiamo detto di no noi … Col passare degli anni poi è diventata una scelta naturale di limitare tutto o quasi a fare dischi e concerti.

Negli ultimi lavori dei PGR si sentono molto le radici C.S.I., l’evoluzione della musica secondo voi è necessariamente una reinterpretazione di ciò che è stato nel passato?
Come dicevo prima, Il primo album di Pgr lasciava presagire un percorso alternativo a Csi … forse, una sorta di nuova vita che nasceva dalla fine di quella grande storia. Purtroppo non ci è stato possibile verificare se si trattasse di “nuova vita”. Personalmente rifuggo assolutamente dalla reinterpretazione del mio passato musicale … faccio di tutto per sperimentare continuamente con e al di fuori del gruppo. Se, come dice Giovanni, mi sentissi una sorta di juke box o percepissi i Pgr come tali, proverei a cambiare le cose o me ne andrei. Ma questo, sia chiaro, non va interpretato come scelta che rinnega il passato .. ci mancherebbe … sono orgoglioso di quanto combinato con Litfiba, Ccccp, Csi, Pgr in questi anni …
e tutto sommato anche del mio piccolo contributo come produttore artistico, ma è una mia esigenza vitale quella di andare “oltre”, di non sedermi e di non adagiarmi mai sulle mie piccole concquiste.
Perlomeno ci provo …

L’asse sulla quale oscilla la vostra musica anche nelle formazioni passate è sempre stata forse quella della provocazione. E’ ancora così?
Dissento da questa tua valutazione. Forse ti riferisci ai Cccp … in questo, in parte, mi sento di darti ragione, ma non credo che questo valga per me che in quegli anni suonavo nei Litfiba e soprattutto che non valga per Csi e Pgr.
Non ritengo Giovanni un provocatore … mi piace pensarlo come una persona che attraverso le sue parole e le canzoni, ti “obbliga” a riflettere.
Spesso Ferretti viene frainteso pesantemente … cosa che capita non solo a lui ovviamente … Se dice qualcosa che in un dato momento non condividiamo ci torna comodo pensare ad una “provocazione”, ma non credo proprio che queste siano le intenzioni che lui cela dietro alle sue parole che sono, è bene ricordarlo, la trasposizione in “testo” dei suoi pensieri, dei suoi stati d’animo, del suo sguardo sulla vita e sul mondo.
Ma ricordiamoci che tali parole vanno sempre contestualizzate in un determinato spazio temporale ed esistenziale … come dire: Non si pretenda da Giovanni coerenza nè tantomeno si prenda come oro colato ciò che dice con la pretesa che poi non cambi idea. E’ un essere umano come noi tutti e grazie al Cielo è talmente intelligente e profondo da avere il coraggio di rimettersi spesso in discussione.

Come è cambiato il tuo rapporto con il palcoscenico negli anni?
Credo sia un pò meno “animale e istintivo”. Da anni mi piace più ascoltare e godere dell’insieme e cerco di suonare un pò meglio stando attento a volte a controllare un pò le emozioni. E non è semplice in un gruppo di “umorali e psicolabili doc” eheheheh …. Ma credo che la capacità di emozionarsi per ciò che tutti insieme riusciamo a creare su un palco sia la pregiudiziale per poter sperare di emozionare e condividere ciò che si fa con chi ci ascolta. Invecchiare con dignità (come spesso dice Giovanni) aiuta non poco in tal senso. Ho un ottimo ricordo ad esempio del tour teatrale di Pgr … riuscivamo a far suonare i silenzi e si creava una tale tensione emotiva da far mancare il respiro.

Ognuno di voi ha sviluppato progetti solisti. Da dove nasce l’esigenza di esprimersi singolarmente? Scelte musicali diverse?
Non saprei davvero. Credo che una delle cause del patatrac dei Csi fu appunto quello di voler a tutti i costi canalizzare ogni singolo progetto e/o idea nel gruppo. Tutto o quasi diventava “progetto del gruppo”.
E questo in una band è molto pericoloso perchè l’alchimia che tiene unito un gruppo è molto delicata. Sono equilibrii molto labili che hanno a che fare con molteplici aspetti … l’ego, la voglia di esprimersi, il come, il quando etc..
Artisticamente per essere “parte” di un gruppo devi sottrarre grosse parti di te stesso, fare dei passi indietro perchè “tutto” è cmq troppo. Se poi ci metti che sia Csi che Pgr era/è insieme formato da personalità “molto forti” beh, risulta più salutare e giusto che ognuno si viva progetti ed esperienze anche x suo conto.

Come è stato lavorare con Hector Zazou alla produzione?
Una bella esperienza sotto tutti i punti di vista. Hector è un’ artista incredibile. Un manipolatore del suono sopraffino. Ha un modo di vivere e concepire la musica opposto al nostro, ma confrontarsi con lui in quel periodo fu, come dire, propedeutico e sorprendente !
Noi, chi più che meno, volevamo provare ad andare “altrove” e lui è stato un magnifico “traghettatore” … Personalmente amo moltissimo il primo album dei Pgr … Mai come in quel disco ho sentito Giovanni e Ginevra esprimersi a così alti livelli. Spiazzante. Sorprendente.
Quello che ricerco nella musica … che la suoni o che l’ ascolti.
Emozioni. Molto, molto forti.

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