Words are meaningless and forgettable

Nella cassetta delle poste (ormai elettrificata) arrivano diversi messaggi fatti di complimenti, di domande e di richieste (alcune di queste sono davvero bizzarre).
Non è una cosa consueta di questo spazio ospitare e-mail, ma questa per volontà di GIANNI la pubblichiamo…

un ringraziamento particolare va ovviamente a Cosimo Pacciani, l’autore di queste righe!

…Come esule fiorentino (per scelta) a Londra, la vostra musica
(non solo le parole…non appartengo a quella schiera di personaggi che
dicono che i testi valgono per l’80% nella musica Italiana…), il rumore
che esce dai vostri dischi (dai tempi dei Litfiba e dei CCCP) sono
l’accompagnamento ideale per il mio lavoro di affamatore dei popoli…”
Un saluto
Cosimo

Words are meaningless and forgettable
Arrivo’ a Londra con una valigia colma di abiti e regali degli amici che
aveva lasciato a Firenze, dopo il suo gap year passato fra fattorie del
Chianti e sale degli Uffizi. Entro’ nella sua casa di Wimbledon, abbraccio’
la madre ed il padre, in silenzio. Come si confa’ agli anglosassoni. Solo
qualche lacrima di circostanza. Poi sali’ di corsa le scale ed apri’ la
porta della sua stanza. Dove tutto era rimasto come un anno prima. Con le
facce di Robert Smith e Siouxsie a guardarla interrogativi. Misteriosi e
circospetti. Come I genitori, che per una settimana non le chiesero quasi
nulla, facendo in modo che fosse lei a raccontargli quell’anno passato in
terra straniera. E Alice comincio’ a raccontare di persone incontrate,
luoghi visitati. Appena le foto furono stampate, la stanza e la casa si
popolarono di scorci di casolari abbandonati, viste panoramiche e
particolari Ruskiniani di capitelli di stile gotico pisano e lucchese.
Alcune foto ritraevano questi giovani fiorentini, che sembravano usciti da
un quadro di Botticelli, capelli selvaggi ed abbigliamento scomposto, ma con
un gusto per stoffe calde ed accoglienti. Questi cappotti grigi e neri,
baschi verdi e sguardi scuri come l’interno delle chiese di Firenze. Alice
continuava a ricostruire un anno ai genitori, ed intanto ascoltava questa
musica strana, calda. Ritmiche elettroniche e melodie. La madre era stata
una grande ammiratrice dei Beatles, ma quella musica era solo lontanamente
imparentata con quella che ascoltava lei. E poteva anche cogliere la
differenza fra il punk e il rumore senza speranza che la figlia ascoltava
prima di partire. Melanconia e romanticismo.
La madre sforzava la sua memoria al limite, per ricordarsi il Piazzale
Michelangelo in maggio, dove si era recata quando Alice era ancora in
pancia. La vista che si spianava attraverso quella citta’ cosi’ racchiusa ed
indefinibile. Colline verdi e fiori ovunque. Poi era arrivata Alice e Alice
era andata a Firenze. Ma ora era a casa. Quel che I genitori coglievano
nella ragazza era una ricorrenza abbastanza precisa di due nomi, Litfiba e
Gregorio. Come se un filo invisibile li legasse insieme. Quel che avevano
capito era che I Litfiba erano un gruppo rock in auge a Firenze e Gabriele
era uno studente di legge fiorentino che lei aveva conosciuto ad un concerto
dei suddetti. Quel che capivano e’ che Gabriele era una specie di uomo
rinascimentale, a sentir la figlia. Anche lui, come tutti I giovani
fiorentini dell’epoca, suonava in una band. Che si chiamava Janae Vox. In
omaggio all’agenzia di stampa libica. Alice parlava di post-punk e di
filo-arab rock come si sarebbe discusso di Carlo e Diana. Con naturalezza.
Come se offrisse una porticina su un mondo nuovo da venire.
Quel che I genitori capivano nella musica italiana che la figlia cantava era
un senso vago di liberta’ e di disperazione. Di speranze altresi’ illuse ed
illusioniste. Un desiderio incredibile di esserci con tutta la rabbia e la
melodia che la musica new wave poteva offrire.
Da quando era tornata, Alice era diventata solare, aperta. E radiosa. Un
giorno, la madre entro’ in camera e la trovo’ che piangeva ascoltando una di
queste canzoni. Aveva in mano una lettera che aveva ricevuto la mattina da
Firenze. Disse alla madre che Gregorio, il suo amico fiorentino, era morto.
In un incidente stradale. Glielo annunciava Bice, la madre del ragazzo.
Alice chiese alla madre dei soldi per poter andare ad onorare quel suo amico
particolare, in un concerto omaggio dove avrebbero suonato tutti I gruppi
fiorentini piu’ in auge. Alice comincio’ con un elenco di nomi, Neon,
Diaframma, CCCP, Danseur Boxeur, Minox. La madre le disse che non sarebbe
stato un problema.
Alice parti’ due giorni dopo, con una valigia stranamente piena di abiti e
di ricordi. Ma in quel momento I genitori non dettero importanza a quel
gesto. La figlia non torno’ mai piu’. Mando’ una lettera dove diceva che
Gregorio non era morto, era solo una scusa per poterlo rivedere. Scrisse che
sarebbe tornata un giorno , che loro potevano andare quando volevano, che
abitavano in un centro sociale alle porte di Firenze. Ed un giorno la madre
ricevette una lettera molto voluminosa. Dentro c’era un CD del gruppo
Litfiba. Ed uno sticker sulla copertina che diceva “listen to Apapaia”. La
madre entro’ in camera della figlia, mise il compact disc nel lettore e
premette play. Nella lettera Alice aveva messo la traduzione della canzone.
“I had a dream of a clean cut with everything…tell me that it is possible”
Dopo un mese arrivo’ a casa una foto di una bambina, con una scritta nel
retro: Apapaia, 12/12/88. Alice non torno’ piu’ a casa e quando, dopo dieci
anni, la madre mori’, il padre vendette la casa e porto’ tutti I ricordi
della figlia al Charity Shop locale, dove il CD dei Litfiba rimase invenduto
per anni. Finche’ un ragazzo inglese di ritorno da una vacanza a Firenze lo
riconobbe e penso’ che era il gruppo preferito dalla madre inglese di una
ragazza che aveva conosciuto ad un concerto. La ragazza si chiamava Apapaia,
proprio come una canzone di quel disco. Compro’ il cd e della carta da
lettere. Infilo’ il CD e comincio’ ad ascoltarlo, mentre pensava ad un
tramonto lungo l’Erta Canina a vedere il Sole affogare dietro le Apuane.

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