A.C.A.U

Un disco che è come un diario. Fedele compagno di tanti anni cui affidare ricordi, memorie, sfoghi, paure. Un diario fatto di pagine ingiallite e di altre che ancora odorano di inchiostro, che raccontano emozioni, incontri, addii, partenze, rimpatriate.
Il diario di Gianni Maroccolo non poteva che essere così. Come questo disco, intitolato A.C.A.U. La nostra meraviglia. Un lavoro solista, ma nato con i compagni che lungo gli anni hanno condiviso con lui un pezzo di strada. Un album solista corale. Che solista non è. Ma “multisolista”, come lo stesso Maroccolo ama definirlo.

A.C.A.U. ha il suo primo vagito in una bicocca di fronte al mare. Il padre Gianni si sta occupando di lui da tempo con amore e perizia. Uno sguardo al mare, uno agli strumenti, tra il faro intermittente che si erge nel buio e il monitor del pc che gli si riflette in viso, tra l’odore di salsedine e quello delle sigarette.
A.C.A.U. è un figlio strumentale. Da presentare agli zii e alle zie. Che, per lui, canteranno le loro emozioni.

Quindici brani per altrettanti ospiti illustri, con un duetto ed un tradizionale sacro a più voci. Il tutto per un progetto interessante fin dalla sua concezione e che, per fortuna, di commerciale ha ben poco. Un disco intimo nella sua coralità, cui ognuno ha contribuito con la propria impronta personale senza però spersonalizzare l’operato di Maroccolo che rimane palpabile in un sound fatto di trame fitte abbracciate all’elettronica. I testi, invece – la cui stesura è stata affidata agli stessi ospiti cantanti – trovano proprio nel mare il loro filo conduttore, pur spaziando tra le tematiche più disparate.

Il risultato finale è più che buono, sebbene condizionato dagli alti e bassi dei singoli brani e delle interpretazioni dei vari sodali.
Riusciti in pieno appaiono i pezzi con Pelù – ottimo l’incontro tra il sound claustrofobico ed il cantato evocativo del toscano -, quello con Raiz, sebbene mancante di un pizzico di quel calore a cui l’ex Almamegretta ci ha da sempre abituato, quello con Battiato, fortemente emotivo e strumentalmente intrigante.
A sopresa piacciono anche la leggerezza di Lorenzo Cherubini e il lirismo di Renga, che si conferma straordinario interprete quando ha a disposizione un buon brano da cantare.
Con Ginevra di Marco e Ferretti il feeling è all’ennesima potenza mentre, passando alle donne, convince in pieno Carmen Consoli, un po’ meno Cristina Donà, quasi per niente Fiamma.
Sfilacciato e del tutto fuori fuoco è il reading ad opera di Cristiano Godano, poco funzionali risultano anche l’accoppiata Agnelli-Canali e il delicato delirio di Federico Fiumani. Al contrario il connubio con Andrea Chimenti è elegante ed imperdibile.

Ricco di sfaccettature e di sfumature emotive, il diario di Gianni Maroccolo è testimonianza artistica di un musicista che ha dato tantissimo al rock italiano. Dagli esordi come basso tritatutto con i Litfiba, fino alle esperienze con Ferretti – registrate sotto le sigle più disparate – e passando attraverso collaborazioni e produzioni varie, Maroccolo appare oggi un punto di riferimento esattamente a metà strada tra il passato ed il futuro del rock nostrano.

tratto da http://www.muscicboom.it (Caro Diario di Luca D’Alessandro)

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