Livorno capitale della cultura rock

Concerti, incontri, fumetti e teatro per celebrare quarant’anni di Woodstock

LIVORNO. Sapore di sale, di mare e di rock. Ma anche di libri, fumetti, nostalgia e sport. Torna Italia Wave Love Festival.

Per il secondo anno consecutivo infatti la kermesse del patron Mauro Valenti riapproda a Livorno, dopo la lunga storia aretina e la tempestosa avventura fiorentina durata soltanto un’edizione. Torna Italia Wave e occupa con i suoi eventi tutta la città, da nord a sud, con appuntamenti dalla mattina alla sera e un campeggio organizzato dall’Arci che a un ?prezzo politico? (sei euro al giorno e la possibilità di un pacchetto) accoglierà il pubblico in cerca di un posto dove piantare le tende. Un pubblico che si annuncia numeroso, visti i nomi e gli eventi che il festival di Valenti ha messo in campo. Per esempio Kraftwerk e Aphex Twin in esclusiva per Italia Wave, Placebo in data unica per il centro sud, 2 Many Djs, Ellen Allien, Ska-p, Tonino Carotone, un esclusivo tributo a Woodstock con il pioneristico organizzatore e fondatore del raduno americano del 1969 Michael Lang. E ancora musicisti italiani che reinterpretano brani di Woodstock Festival come Afterhours, Caparezza, Giuliano Palma, Bugo, il progetto Beautiful di Howie B e Luca Bergia, Cristiano Godano, Riccardo Tesio, Gianni Maroccolo in anteprima internazionale. Il meglio della musica italiana sarà in vetrina con Bandabardò, Marta sui Tubi, Beatrice Antolini, Luci della Centrale Elettrica. Per gli appassionati di happenig culturali c’è Walter Veltroni intervistato da Enrico Mentana. Ma ci sono anche l’atleta da record Pietro Mennea, il disegnatore Gilbert Shelton e i suoi ?Freak Brothers?, teatro e danza con Kinkaleri e Giorgio Rossi, le presentazioni editoriali dei giornalisti Gino Castaldo e la storia del rock di Riccardo Bertoncelli.

Insomma una quattro giorni di fuochi d’artificio che illuminerà lo stadio Armando Picchi dove si trova il main stage, la Rotonda d’Ardenza riservata agli emergenti ma anche allo sport e alla vita da spiaggia, la Fortezza Vecchia dove si terranno gli incontri e gli happening teatrali e ancora il PalaLIvorno per la sezione più estrema, quella di Elettrowave. Il sipario si alza la mattina di giovedì e già questa prima giornata fa scintille. La sera, allo Stadio, sarà la sera del Main Stage WoodstockWave, inedito spettacolo organizzato in collaborazione con la Ong Action Aid in cui Afterhours, Caparezza, Giuliano Palma, Bugo, Marina Rei con Paolo Benvegnù e The Niro nel loro concerto reinterpretano almeno un brano che fu suonato in quello che è considerato il padre di tutti i festival. Per l’occasione l’entrata al Main Stage di Italia Wave giovedì sarà completamente gratuita.

Venerdì 17 luglio sarà invece la giornata di Elettrowave: il progetto di culture digitali iniziato nel 1999 dalla Fondazione Arezzo Wave festeggia il primo decennale e celebra in tutte le sue possibili forme il ?mito? della musica elettronica divenuto linguaggio universale e popolare con ospiti come i 2Many Dj’s, Ellen Allien e Shinedoe, Jon Hopkins, il trio francese dOP. Omaggio del festival alle culture digitali il giorno successivo 18 luglio sul Main Stage le performance in esclusiva di Kraftwerk e Aphex Twin. Chiudono idealmente e materialmente il decennale sul Main stage di Italia Wave il ?padrino? di Elettrowave Ralf, che in 10 anni ha accompagnato il festival e Marco Passarani, che dieci anni fa fu il primo vincitore del concorso per dj.

INFO. Biglietti e programma completo su www.italiawave.com

fonte: repubblica.it

La Biennale di Venezia: l’arte contemporanea in mostra

Glenda Cinquegrana, art consultant, racconta il viaggio di ThinkLUX tra le opere d’arte contemporanea più importanti al mondo, tra nuovi talenti e riconferme.

I will not make anymore boring art. John Baldessari. Questa frase troneggia sul Canal Grande all’altezza di Punta della Dogana, salutando i visitatori dell’ultima Biennale Veneziana. La Biennale di Venezia quest’anno non annoia, ma a tratti sorprende.

Cominciamo il nostro tour della Biennale Venezia dalla visita all’ex storico Padiglione Italia collocato all’interno dei Giardini della Biennale, sede del nucleo centrale della mostra Fare Mondi, curata da Daniel Birnbaum. L’ingresso, segnato dalle Instruction Pieces di Yoko Ono, fornisce la chiave di lettura di tutta la mostra: il titolo Fare Mondi, vuole essere un tentativo d’indagine delle potenzialità dell’arte come medium creativo nel Terzo Millennio, alla luce della crisi del concetto di post-moderno e, secondo le parole del curatore, nella ricerca di possibili nuovi inizi.

Forse i nuovi inizi mancano, ma gli spunti che l’esposizione fornisce sono diversi. La mostra contenuta nell’ex Padiglione Italia trova diversi nuclei interessanti in una pittura, declinata nelle dimensioni di appunto di lavoro (Gordon Matta-Clark), dell’illustrazione (Öyvind Fahlström), del disegno di matrice iconico-ironica (Pavel Pepperstein). L’attenzione per questo medium si colloca accanto a cenni della storica performance art (da Gilbert and George a John Baldessari), e a alcune installazioni di grande potenza espressiva.

In questa ultima serie rientrano il lavoro di Hans–Peter Feldmann e Nathalie Djurberg. Del primo, la mostra presenta l’opera già esposta a Basilea alla sezione Art Unlimited, dal titolo Schattenspiel, Shadow Play. Si tratta di un grandioso diorama, realizzato su una sorta di immaginifico inventario di oggetti da mercatino delle pulci, fra soprammobili di gusto kitsch souvernis, figurine di latta, e suppellettili. L’effetto, nell’assurda futilità degli oggetti, è poetico ed assieme ironico. Della Djurberg la mostra offre il lavoro Esperimente (2009), in cui i video incentrati sulla tematica dei rapporti di forza e di potere fra sessi, sono presentati in una composita installazione di fiori e piante carnivore, che incarnano una complessa visione dell’universo femminile, vittima e carnefice della storia.

La visita della mostra principale può dirsi conclusa felicemente nel bookshop, ridisegnato da Rirkrit Tiravanija, a cavallo fra arte, architettura e design, e la caffetteria, opera di Tobias Rehberger, che spiazza per il gioco di visioni provocate dagli specchi e i grafismi delle pitture nere.

Per quanto riguarda le partecipazioni nazionali collocate nella cornice nei Giardini, l’omaggio a Bruce Nauman nel Padiglione statunitense è un passaggio obbligato della mostra. Le pareti esterne del Padiglione sono ricoperte dei neon dell’artista, fra cui il celebre The real artists helps the world by revealing the mystic truths, opera del 1967, in collezione al Philadelphia Museum of Art. Negli altri padiglioni nazionali poche sorprese ma presenze eccellenti: l’Azionismo Viennese di Elke Krystufek al padiglione Austriaco, Miguel Barcelò nel Padiglione Spagnolo la cui pittura, svuotata del contenuto post-moderno, nei lavori recenti diventa arte di maniera, ma colpisce ancora per la qualità. Se un po’ noioso è il lavoro di Fiona Tan nella versione monumentale del padiglione Olandese, icastico e spiazzante è il progetto curatoriale di Elmgreen e Dragset per quello Danese.

Una segnalazione, rispetto ad altre presenze più blasonate, merita il Padiglione delle isole Comore, in cui si trova il lavoro di un artista italiano di origini americane Paolo W. Tamburella, visto due anni fa alla Fondazione Sandretto Rebaudengo. L’artista, da sempre interessato al tema della globalizzazione imperfetta, indaga sulla sparizione delle barche tradizionali comoriane per il trasporto delle merci, ossia le djahazi, a seguito di una legge che ne ha proibito l’uso. Per la Biennale Veneziana Tamburella è stato capace di un’operazione strabiliante: portare nella laguna una djahazi, e collocarla in acqua davanti al Padiglione dei Giardini, carica di un enorme container. L’azione politico-artistica in senso beuysiano, e l’evidenza stessa dell’oggetto nelle acque della laguna hanno un effetto deflagrante.

Nell’Arsenale la mostra prosegue dando corpo a installazioni spettacolari che si confanno agli spazi delle Corderie, non tutte efficacissime. Dopo emozioni di gusto un po’ barocco (Michelangelo Pistoletto), e i pezzi non del tutto nuovi (Carstern Holler) e qualche presenza inedita (l’architetto Yona Friedman), i lavori più interessanti si trovano, a mio avviso, in alcune opere video. Dopo la stanza dedicata a Joan Jonas (con il bel Reading Dante IV), segue il lavoro di Keren Cytter, Untitled (2009), un’opera video di nove minuti, collocata su tribuna che rimanda all’inedita dimensione teatrale del lavoro. Gli attori del video interpretano un discorso frammentato, a tratti surreale e a tratti ironico, come sempre nei lavori della Cytter, che in questo caso analizza la complessa dimensione dei rapporti familiari, in un groviglio di tensioni e sentimenti contrapposti, fra amore e odio. Il lavoro vede un ridimensionamento dell’attenzione concettuale per le potenzialità linguistiche del mezzo e laddove sfrutta le capacità espressive degli attori, è di notevole intensità.

La visita dell’Arsenale implica il passaggio obbligato al Padiglione Italia, dove si trova la mostra intitolata Collaudi, in omaggio a Marinetti. Il rimando al Futurismo non è tangibile – se non alla luce di una superficiale considerazione della molteplicità dei medium scelti dagli artisti rappresentati – e forse in un certo peccato di retorica marinettiana che si trova nelle opere di alcuni. La coppia Luca Beatrice Beatrice Buscaroli, a parte Sandro Chia, fa del Padiglione Italia la sede privilegiata della pittura italiana della generazione di mezzo, in cui si distingue il lavoro di Luca Pignatelli, materico sino a sembrare post-poverista. I migliori episodi della mostra sono nella fotografia e nel video, dove si fa notare il lavoro dei Masbedo, dal titolo Schegge di incanto in Fondo al Dubbio. Pur in una pulitura estetica dell’immagine che diventa estetizzante, l’opera che segna la ripresa dei classici temi houellebecquiani cari dal duo, e complici anche le musiche di Gianni Maroccolo (Marlene Kuntz) e l’ottima interpretazione di Sonia Bergamasco, è capace di convincere.

Saltando a piè pari il poco rilevante Padiglione Cinese, la visita all’Arsenale si può idealmente concludere con una passeggiata al Giardino delle Vergini, in cui, fra piante e ricordi di land-art, si trovano alcune sperimentazioni interessanti (Lara Favaretto). Una chicca di questa sezione è certamente il lavoro della francese Dominique Gonzalez–Foerster: il Senza titolo (Il giardino dei Finzi Contini) (2009) è citazione ironica della celebre partita di tennis nell’omonimo film di De Sica del 1970 giocata da Dominique Sanda ed Helmut Berger, sotto le mentite spoglie di un tappeto da giardino.

Infine la Biennale sorprende ancora per la ricchezza di mostre collaterali, diverse e di buona qualità. Nella sola sezione delle Tese della Nuovissima all’Arsenale ne segnaliamo tre, ossia il progetto curatoriale di Jota Castro dal titolo the Fear Society, un’ardita mostra dal titolo Unconditional love (fra Marina Abramovic e gruppo AES+F), e il ritorno di Jan Fabre. Su tutti infine un cenno particolare merita la proiezione, legata alla personale a lei dedicata dalla Fondazione Bevilacqua La Masa, del video Fata Morgana di Rebecca Horn. Nella splendida cornice del Teatro La Fenice, l’opera dal surreale titolo A flying stone following the mercury carpet like a cloud, è un excursus fra temi quali l’amore, la follia, la morte, brillante grazie anche all’interpretazione di bravi attori come Donald Sutherland, Geraldine Chaplin e Valentina Cortese.(Glenda Cinquegrana)

fonte: www.thinklux.com

al-kemi lab

lab

AL-Kemi lab è appena nata!

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T-Rumors, per musica e passione

Prima edizione del concorso pieno di band toscane e non, oltre cento i partecipanti. Le cinque band vincitrici in concerto l’11 giugno al parco di Villa Solaria; registreranno i pezzi con grandi artisti come Bollani, Maroccolo e Bigazzi

La passione per la musica non è una leggenda solo per le grandi metropoli. Anche tra le sale prove delle province toscane c’è tanto rock, folk, jazz, progressive e cantautorato. Se per i giovani trovare lavoro è sempre più difficile allora perché non impegnarsi nella musica? Perfetto ritratto della scena musicale toscana, T- Rumors – il concorso promosso da Regione Toscana e Toscana Musiche – dipinge un panorama attivo e interessante, pieno di nuove band emergenti e di pezzi di gruppi che hanno fatto la storia della musica in questo Paese.

IL CONCORSO – Tanto rock e buona musica. Oltre cento i partecipanti all’esordio di T-Rumors. La giuria era composta da discografici, produttori e direttori artistici dei festival toscani. Un concorso sintonizzato sul web: www.toscanamusiche.it. I cinque vincitori della prima edizione sono: Neglizì e Mr. Tuka, Actias Luna, Steve Sperguenzie & the Incredible Lysergic Ants, Pippo & i suoi Pinguini Polari, Praticabili. Le canzoni dei gruppi che hanno partecipato al concorso, possono essere scaricate, sul sito www.intoscana.it/t-rumors.

I PREMI DI T-RUMORS – Luci accese su “Rumors Night”, la prima serata in programma su un vero palco, per le cinque band vincitrici del concorso. L’appuntamento è per giovedì 11 giugno al Parco di Villa Solaria di Sesto Fiorentino. Ospiti speciali della serata Ricardo Tesi con la sua fisarmonicista insieme al progetto “Presente Remoto”. Il portale intoscana.it trasmetterà in diretta streaming il live della serata. E ancora, sempre nel mese di giugno per i vincitori del concorso inizieranno le registrazioni in studio con autorevolissimi nomi del panorama musicale, come: Riccardo Tesi, Stefano Bollani, Arlo Bigazzi, Francesco Magnelli e Gianni Maroccolo. In autunno uscirà il digipack Rumors, contenente i brani registrati in studio, il live di Villa Solaria oltre a backstage e making. Continuerà nel mese di luglio un’estate all’insegna dei live per i giovani vincitori. Concerti e apparizioni dal vivo sui palchi di Orienteoccidente, On The Road Festival, Music Pool, Siena Jazz, Vivere Jazz…

LAST BUT NOT LEAST – E’ il premio realizzato da In Toscana. Si tratta di una video-intervista di tre minuti, che andrà al gruppo più cliccato della sezione www.intoscana.it/t-rumors. Sarà possibile votare fino al 31 maggio la miglior cover in gara. Il portale da cinque anni raccoglie concerti, eventi, e festival della Toscana: www.toscanamusiche.it è tra i siti di musica più cliccati di tutto il centro Italia. Una webzine sempre in evoluzione e aggiornata sua tutti gli eventi sonori: concerti, concorsi e informazioni sulle band emergenti presenti nel territorio.

A Milano torna “MusicAcross 2009″

MusicAcross 2009 è pronta a partire. Il festival di produzioni originali voluto da Massimo Zanello e affidato alla direzione artistica di Caterina Caselli Sugar, si apre all’Alcatraz di Milano il 19, 20 e 21 maggio con Indeepandace/Live with Orchestra. Il 28 maggio al Teatro degli Arcimboldi si esibiranno gli Avion Travel, in concerto per ‘L’Amico Magico’, come Federico Fellini usava definire Nino Rota e il 29 e 30 maggio al Teatro dal Verme ci saranno i LiveAcross con ‘Indie Nights’. L’incasso delle tre serate di Indeepandance e del concerto degli Avion Travel sarà devoluto all’Orchestra Sinfonica Abruzzese. Novità di quest’anno sarà la presenza di alcuni ospiti d’eccezione: ad aprire sarà il 19 maggio Giuliano Sangiorgi, cui seguirà la performance di Eugenio Finardi il 20, mentre il 21 ci sarà Federica Fracassi insieme a Gianni Maroccolo e ai Marlene Kuntz.
fonte: virgilio

ARTISTI UNITI PER L’ABRUZZO

Anche Marok ha dato il suo contributo a questo progetto sociale a sostegno dei terremotati dell’Abruzzo.
Trovate tutte le informazioni sul sito ufficiale di “DOMANI 21/04.09″ a questo indirizzo: www.domani21aprile2009.it

DOMANI 21/04.09

PRIMO MAGGIO

Maratona tv per il concerto del 1° maggio

Una lunga maratona musicale. Come consuetudine, anche quest’anno il Concerto del 1° maggio sarà seguito da Rai Tre con una instancabile diretta, a partire dalle 16 fino alle 24, interrotto soltanto per dare spazio all’edizione del Tg3 delle 19.

Un appuntamento che si annuncia speciale, anche per la presenza sul palcoscenico, dopo ben dieci anni, di Vasco Rossi, nel suo unico appuntamento live del 2009.

A presentare l’edizione di quest’anno sarà Sergio Castellitto, che darà libero sfogo alla sua passione per la musica presentando il parterre degli artisti che animeranno la giornata musicale: tra gli altri, saranno presenti Edoardo Bennato, Caparezza, Nomadi, Bandabardò, Motel Connection e Asian Doubt Foundation, un supergruppo composto dai rappresentanti delle migliori band italiane, tra cui Manuel Agnelli degli Afterhours, Cristiano Godano e Gianni Maroccolo dei Marlene Kuntz e un altro set formato dai migliori talenti della scena underground italiana. A questi nomi si aggiunge quello di un grande attore come Marco Paolini.

La regia della diretta televisiva sarà affidata a Stefano Vicario, mentre la parte autorale sarà curata da Sergio Rubino e Paolo Biamonte.

MAROK RACCONTA I PGR

Marok ha scritto per Rockol una presentazione del nuovo disco dei PGR, “Ultime notizie di cronaca”. Un album che segna la fine del gruppo, per i motivi che sono spiegati nelle righe che seguono, che raccontano anche la lavorazione “a distanza” delle canzoni.
Buona lettura!


< … a me non torna niente, niente torna mai … >

urlo silente queste parole tra incredulità ed incapacità a comprendere la realtà. cosa ci ha legato per venti anni ? cosa ci ha permesso di fare musica insieme? cosa ci impedisce ora di farla in futuro ?
Non lo so …. o forse non l’ho capito e mai lo capirò … in fondo sono un musicista … Fatemi suonare, manipolare suoni … non chiedetemi altro.

Nel silenzio più o meno assoluto nasce questo disco, frutto di una promessa fatta a noi stessi anni fa e non per onorare un contratto (nessuno in vita mia mi ha mai obbligato a fare un disco che io non volessi … ) … Nasce, per quanto mi riguarda, dal desiderio viscerale di fare musica con Giorgio e Giovanni … nasce come atto dovuto verso coloro che hanno reso possibili questi anni … nasce per orgoglio … nasce per la grande stima che ho nei confronti di Lindo e Giorgio … Nasce perchè Pgr non poteva morire come un’ “incompiuta” …
Nasce perchè c’erano ancora parole, suoni, note …

Nella mia mansardina ho atteso le parole di Giovanni … ne immaginavo qualcuna e nell’attesa ho composto una manciata di spunti al grezzo … così ha fatto Giorgio ..
Si comunicava attraverso mail, scambiandoci mp3 … Si attendeva, scopro dopo leggendo Giorgio e Lindo, con timore, il giorno in cui ci saremmo visti e avremmo cominciato a registrare. Poche certezze :
No studi di registrazione. No produzione artistica esterna. Conosciamo io e Giorgio la tecnica dei nostri giorni … ne apprezziamo il grande potenziale creativo, la comodità … Siamo produttori, manipolatori, musicisti navigati … E’ buffo … Giorgio fu fonico prezioso dei “miei” Litfiba … Dal vivo mixava rock ma come musicista sguazzava in quei tempi nell’ elettronica pesa … oggi ci siamo ribaltati e divertiti non poco a manipolare a vicenda i nostri spunti musicali … i miei quasi tutti nati da atmosfere elettroniche e impostati sul ritmo … i suoi quasi tutti chitarristici …
Tutto si è amalgamato naturalmente … Alchimia !
Poi ci siamo trovati a casa mia. Giovanni è arrivato con un “concept” molto preciso; ci ha letto e parlato dei testi e dell’ intenzione delle parole. Nei primi giorni si è cercato di capire quali testi potevano sposarsi con gli spunti già esistenti e viceversa … Il processo è stato veloce e si è potuto da subito poggiare molte voci di Giovanni su alcune basi … Di giorno lavoravamo tutti insieme … Di notte ognuno per conto suo … Dopo 3 settimane il disco compositivamente era finito. La fase più complessa è stata quella successiva ovvero, trovare la sintesi del disco Definiti bene i cantati di Giovanni si è ricercata la semplicità. Nei suoni, nelle parti, nell’ uso dell’elettronica, nelle gooverie… si sono evitati campionamenti .. là dove serviva un supporto ritimico più convenzionale si è scelto di usare batteriole anni 80. Si è lavorato duro per dare forza a quello che c’era evitando overdubs e soprattutto procedendo per sottrazione. Un’ unità di intenti che non ha necessitato di parole, discussioni, riunioni. Ottimizzati i pezzi qui da me – processati analogicamente da Giorgio nel suo studio … et voilà … Ultime notizie di cronaca ! L’apporto del “teletrasporto” offerto dalla rete è stato fondamentale … Ad ogni scambio di lavorazione arrivavano sempre delle belle sorprese. Ognuno ha lavorato in questa fase nel suo privato, con i suoi ritmi, i suoi orari, le sue scatolozze … D’altronde il primo disco di Pgr con Hector Zazou nacque più o meno così … così come Acau, Bastian Contrario di IG, Uno dei Marlene Kuntz …

Dei pochi giorni passati insieme rimane qualcosa di profondamente intimo fatto di silenzi, sguardi, affetto vivo ma taciuto, attimi di felicità non condivisi – vissuti intimamente, piccole tensioni … ma soprattutto la forte emozione per quanto si stava manifestando … Ogni cosa era la cosa giusta al posto giusto …
Ciò che ognuno di noi intimamente avrebbe voluto …
Dopo quei giorni … sms, qualche mail, qualche telefonata …

Pgr chiude qui … già, forse lo avevo scordato. e mi ritrovo ad urlare :
< … a me non torna niente, niente torna mai … >

Un carissimo amico giornalista mi fa notare che forse ho dei problemi con il “3″ ….
Se togliamo infatti live e dischi “speciali”

… Litfiba … 3 album … Csi … 3 album … Pgr … 3 album …

Ultime notizie di cronaca:
PGR chiude qui
Gianni Maroccolo

La fine dei PGR e la passione di Lindo Ferretti per il Papa

Si intitola “Ultime Notizie di Cronaca” l’album che sancisce la fine dei Per Grazie Ricevuta. Un disco ricco, musicalmente e liricamente. Poi interviene, simbolicamente, Benedetto XVI e la musica passa in secondo piano


Si chiamano PGR e mettono in musica il loro epitaffio. Con Ultime Notizie di Cronaca, Giovanni Lindo Ferretti, Gianni Maroccolo e Giorgio Canali si salutano e ognuno prende la sua strada.
Con tristezza o con convinzione?

Siamo tre persone molto diverse e ognuno ha la sua storia. Siamo felici di avere portato a termine questo ultimo disco. Ci abbiamo lavorato in modi e tempi diversi. Per la prima volta siamo ricorsi alle tecnologie.

Non vi siete mai incontrati?
Una decina di giorni, giusto per tracciare le linee guida. Per i precedenti tre album passavamo lunghi periodi insieme. Oggi esiste il telelavoro.

Perché vi fermate?
Abbiamo svuotato il magazzino. Questo disco è la perla più bella che abbiamo fatto insieme.

 

Insomma la musica è finita e il solo triste è Gianni Maroccolo perché lui avrebbe proseguito sull’impervio sentiero dei Per Grazie Ricevuta.
A parte riportiamo l’intervista a Giorgio Lindo Ferretti, punk cattolico di forti pensieri. Che talvolta possono disturbare. E’ un grande estimatore di Benedetto XVI. E delle sue (spesso criticate) teorie.

A partire dalla condanna dell’uso dei preservativi.
Ha ragione il Papa con i preservativi non si salva l’Africa dall’Aids.

Sempre caustico quando parla. E quando scrive.
Sono argomenti che mi stanno a cuore. Ad esempio provo astio verso un certo pacifismo esasperato che risale ai tempi della guerra in Jugoslavia.

Anche verso i Nobel non è stato tenero.
Quando ho visto consegnare il Nobel per la Pace ad Arafat mentre poteva essere dato al Dalai Lama o a Giovanni Paolo II ho scritto, che la riffa diplomatica mette in palio il Nobel/val bene una guerra la pace di un nobel.

E’ più vicino a Benedetto XVI o al suo predecessore Giovanni Paolo II?
A Benedetto XVI. Giovanni Paolo II l’ho conosciuto tardi, sul tramonto della sua vita, nel mio ritorno verso la Fede. Mi sono avvicinato all’allora cardinale Ratzinger dopo avere letto articoli che lo criticavano aspramente. Volevo capire perché e ho acquistato dei suoi libri. Mi sono affezionato al suo pensiero e alla sua persona. Ho una sua foto appesa in casa. L’interesse spesso nasce dal negativo.

Le piacerebbe incontrarlo?
Ma non saprei cosa fare oltre baciargli l’anello. Lui è il Papa io semplicemente Giovanni Lindo Ferretti.

L’ha conosciuto cardinale e lo ritrova Papa: è cambiato?
Da Papa si è addolcito: il ruolo del Pontefice fa decrescere la personalità. E’ impegnativo fare il Pontefice dopo Giovanni Paolo II. Ratzinger è lontano da lui per quanto da cardinale sia stata la persona a lui più vicina.

Condivide la sua politica?
In toto. Un Papa non deve andare d’accordo con la società, deve pensare alla Chiesa.
 

fonte: sky.it

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